PROFESSIONISTI DA UN EURO

Nei rapporti con la pubblica amministrazione sta prendendo piede il lavoro gratuito. Ma chi lo ha giustificato non ha capito nulla delle regole del mercato. Dall’onorario all’onore di servire la pubblica amministrazione. Gratis, ovviamente. E lo scenario incredibile che si sta delineando dopo che, negli ultimi giorni, due casi concreti, uno a Catanzaro, l’altro a Piana degli Albanesi, hanno dato origine prima a una sentenza del Consiglio di stato e poi a due risposte a interrogazioni parlamentari, entrambe tese a giustificare l’operato della pubblica amministrazione. I casi concreti riguardavano un bando pubblico per la redazione del nuovo regolamento urbanistico comunale e un servizio di assistenza sociale. In entrambi i casi il compenso previsto era di un euro. Il primo caso ha sollevato la reazione di alcuni ordini professionali che avevano ottenuto una sentenza favorevole dal Tar. Ribaltata però dal Consiglio di state, che ha ritenuto legittimo il bando nonostante il recente Codice degli appalti, all’articolo 3 lettera ii), preveda espressamente l’onerosità del contratto di appalto pubblico. Secondo il Cds, infatti, il concetto di onerosità «può assumere per il contratto pubblico un significato attenuato o in parte diverso rispetto all’eccezione tradizionale e propria del mondo interprivato». Secondo i giudici amministrativi il requisito dell’onerosità può essere «ragionevolmente assicurato da altri vantaggi, economicamente apprezzabili anche se non direttamente finanziari, potenzialmente derivanti dal contratto». Facile immaginare che il Consiglio di stato si riferisca a un criterio reputazionale che può sicuramente costituire uno degli obiettivi che hanno motivato il professionista o lo studio professionale alla partecipazione al bando. Vincere un bando pubblico e realizzare un piano di qualificazione urbanistica per un comune importante possono essere certamente un titolo d’onore che può migliorare il brand dello studio o la notorietà del professionista. Ma non se il bando è a titolo gratuito. Vincere una gara per un valore di un euro non dà alcun vantaggio dal punto di vista reputazionale, anzi molto probabilmente è un danno per lo studio o il professionista, che trasmette l’immagine di essere alla ricerca disperata di lavoro e di visibilità. La sola partecipazione a un bando del genere squalifica il professionista agli occhi del futuro potenziale cliente, qualificandolo come un disperato disposto a tutto pur di fare esperienza o di mettersi in mostra. Chi sarebbe disposto ad affidarsi a uno studio talmente scalcagnato da lavorare gratis? Queste sono le leggi del mercato (o del marketing), che evidentemente i giudici del Consiglio di stato non conoscono. La questione diventa ancora più evidente nel caso del comune di Piana degli Albanesi, che ha affidato un servizio di assistenza sociale a titolo gratuito (un meccanismo che pare si stia diffondendo tra i comuni siciliani, sempre più a corto di risorse). Qui la motivazione che l’offerta di un servizio professionale qualificato possa essere retribuita con un vantaggio economico diverso da quello finanziario pare del tutto surreale. Quale vantaggio reputazionale può avere un assistente sociale costretto a lavorare gratis? Dimostra soltanto di non aver saputo trovare nessuno disposto a pagarlo. Più che altro fa pena. Nonostante ciò il sottosegretario alle infrastrutture Umberto Del Basso De Caro, nel primo caso, e il sottosegretario al lavoro, Luigi Bobba, nel secondo caso, hanno difeso in parlamento, rispondendo a interrogazioni, la sentenza del Consiglio di stato. Se sono convinti di quello che hanno riferito in parlamento dovrebbero anche, per coerenza, rinunciare alla loro retribuzione, perché certamente il prestigio e la visibilità assicurati dal ruolo da loro ricoperto sono sufficienti a costituire una forma alternativa di retribuzione. E, viste le condizioni delle casse pubbliche, tale rinuncia appare quanto mai opportuna. Certo che, se questo è il trend in materia di servizi professionali svolti per la pubblica amministrazione, diventa sempre più urgente l’approvazione del disegno di legge sull’equo compenso. Ce ne sono almeno due in discussione alla Camera e al senato, ma, visti i tempi ristretti della legislatura, non è detto che riescano ad arrivare in porto. Ben venga quindi la manifestazione indetta dal Cup e da Rete delle professioni per il 30 novembre proprio per far sentire le ragioni dei professionisti su questi temi.

P.S. Anche ai giudici del Consiglio di stato si potrebbe sospendere lo stipendio per un paio d’anni, giusto il tempo perché si rendano conto di cosa significhi vivere di onore e di gloria. Sarebbe anche questa una forma apprezzabile di aiuto e di sostegno al bilancio pubblico.

FONTE:

del 23-OTT-2017 Articolo di MARINO LONGONI

vedi anche: PA E CONFINDUSTRIA SONO CONTRO L’EQUO COMPENSO PROFESSIONISTI